Intervista su Organiconcrete

Intervista uscita su organiconcrete.com

Diego Gabriele • La scoperta del silenzio
di Eva Di Tullio

Carissimi lettori la puntata di questo Tuesday Poison è dedicata ad un artista che ho avuto modo di conoscere grazie ad un caro amico ovvero il nostro Marco Rea, il quale durante un pomeriggio di fine agosto mi ha parlato di lui e delle sue opere bellissime. Allora ho voluto fare due chiacchiere con lui, con questo artista toscano ed ho scoperto delle cose davvero interessanti sul suo conto, un personaggio poliedrico nell’ambito del pop surrealismo italiano che vale la pena seguire. Oggi si racconta a voi con una bella intervista. Accomodatevi pure, lui è Diego Gabriele.

Partiamo dall’incipit: quando e perché ti sei messo a disegnare?
Quando ero piccolo non disegnavo. Mi annoiava disegnare, da piccolo mi annoiava un poco tutto, poi una notte verso gli undici anni ebbi una febbre altissima e il giorno dopo chiesi un quaderno a mia mamma e non ho più smesso di disegnare, o almeno così narra la leggenda. Prima mi sono avvicinato al fumetto poi con gli anni dell’istituto d’arte di Siena ho scoperto la pittura. Verso i venti anni ho creato una casa editrice di fumetti indipendenti, si chiamava Medicina Nucleare, fallii e andai a lavorare alla Blockbuster, pochi mesi, ma utili. Un giorno in pausa pranzo disegnai su un post-it una bambina e decisi che sarebbe diventato il mio soggetto per una serie di quadri, Uccidimi ancora, non sapevo che sarebbero diventate molte serie di quadri. Trasferitomi dalla provincia di Siena a Firenze per iniziare la mia esperienza lavorativa in pubblicità ho approfondito la pittura sino alla tecnica che utilizzo adesso.

Parliamo di cose tecniche: quali sono le tecniche che utilizzi tra la pittura e l’illustrazione?
Prediligo supporti usurati e che abbiano avuto una vita precedente. Adoro passeggiare per il centro della mia città, Firenze, a cercare cartoni da imballaggio, i grandi store li abbandonano la mattina per il ritiro della raccolta differenziata, ed io anticipo il Quadrifoglio (l’ente della raccolta) per cercare i più spessi che verranno poi intelaiati. Mi capita di utilizzare anche del legno, ex scaffali o legno per l’imballaggio. La tecnica è un misto di acrilico e pastelli, sono giunto a questa ricercando la visibilità del tratto, una serie di scarabocchi che nel loro insieme formano la figura. Per quanto riguarda le illustrazioni utilizzo matite ed ecoline bianche o nere, sempre su basi differenti, nel caso della copertina del disco di Atterraggio Alieno ho creato delle illustrazioni su delle vecchie foto. In altri progetti ho dipinto su delle vecchie cartoline o su degli avanzi di copertine dei primi del ‘900 che ho trovato casualmente per strada.

Domanda introspettiva: cosa ispira la tua creatività?
Le persone che incontro per strada, loro sono più o meno da sempre la mia fonte d’ispirazione. Mi immedesimo, immagino le loro vite, osservo i ritmi, poi le blocco, le metto in pausa e le spoglio dei loro vestiti e dei loro ruoli. Tento di immaginare le problematiche analizzando il nostro tempo. Le convinzioni. La loro attività politica dal divano di casa. Le uscite di gruppo rumorose e spesso senza argomenti. Le attese. Il silenzio di ciò che non viene mai confidato a nessuno.

Parliamo del tuo presente: quanto è cambiato il tuo modo di fare arte dalla prima personale, Uccidimi ancora, all’ultima, Nude?
Oltre alla tecnica che è mutata nel tempo, dall’ecoline su tela bianca dei primi quadri al cartone dipinto con acrilico e pastelli, sono cambiati soprattutto i temi, nei primi quadri in qualche modo raccontavo la violenza che mi portavo dentro, una rabbia che non riuscivo ad espellere e quindi uccidevo in maniera grottesca il mio personaggio preferito. Con il tempo questa rabbia è mutata sono diventato più riflessivo e osservatore, ho scoperto tante persone solitarie, tantissimo silenzio in un epoca piena di comunicazione, l’incredulità del dolore altrui, il nichilismo ed in me è aumentato il desiderio di raccontare queste storie.

Domanda curiosa: chi sono quelle donzelle delle tue opere?
La prima aveva un nome si chiamava Violette e veniva uccisa tutte le notti, ovviamente non esisteva, poi quei capelli, gli occhi sono diventati i miei canoni femminili. E adesso tutti quelli che conoscono Laura, la ragazza con cui convivo, credono che lei sia la mia musa ispiratrice, anche se ho iniziato a dipingere prima di conoscerla.

Parliamo del futuro: cosa hai in cantiere?
Sto realizzando dei quadri dedicati alla pausa lavorativa: dalla pausa sigaretta, a quella per il pranzo, alla fuga veloce rispondendo ad un sms nell’orario di lavoro. Oltre ai quadri ho in progetto alcuni ebook e libri autoprodotti, 149 Post-it una sorta di diario dal 2006 al 2010 con raccolti disegnini autobiografici, Il Disgelo dove raccolgo tutte le illustrazioni ispirate dall’album di Atterraggio Alieno ed infine Best Regards, una serie di pitture in polvere di polaroid su cartoline d’epoca. E poi le esposizioni, una collettiva a Parigi per i tipi della Casa Là Farm Gallery che mi cureranno anche una personale entro fine anno, ma nel senese e una personale a fine ottobre per la Melograno Art Gallery di Livorno.


Leave a comment